Archivio mensile:Agosto 2016

Andrea Pasini Trezzano: I centri sociali sono un cancro da estirpare con la forza

di Andrea Pasini Trezzano

Centri sociali. Centri a-sociali, una piaga di questo paese figlia della borghesia dello status quo, sono da iscrivere al novero dei nemici della nazione. Quindici anni fa era la torrida estate del 2001, quando il 20 luglio morì, per mano del carabiniere ausiliario Mario Placanica, Carlo Giuliani. Il fondale Piazza Alimonda, protagonista la berretta del militare dell’Arma che esplose due colpi. Due colpi misero fine alla generazione “ingenua” dell’antifascismo scriteriato e intriso d’odio perorato da cobas, pacifisti, antagonisti, black bloc e c.s. assortiti. Andrea Pasini Trezzano: La Superba sconvolta dalla furia distruttiva di chi ha poco sale in zucca e come unico fine politico quello di spaccare vetrine ed incendiare auto, quelle di normali lavoratori, di cittadini italiani lontani anni luce dalle dinamiche del G8. Anch’essi vittime delle scelte dei pochi potenti che ci opprimono attraverso il loro cappio.

Si chiede Andrea Pasini Trezzano: Qual è il vero scopo di queste persone? Nei loro comunicati, nelle loro parole, nei loro gesti di fondo notiamo un astio viscerale verso l’Italia. Sputano sulle nostre città, si isolano in contesti lontani dalla legalità per tendere la mano agli extracomunitari a cui già l’UE e le Boldrini varie pensano in maniera ossessiva. Il brodo culturale da cui sono partoriti è un ammasso di Mtv e cantanti sbiaditi, in cerca di autore, che rispondono al nome di Banda Bassotti, Punkreas, 99 posse e Assalti Frontali. Si potrebbe citarne altri, ma sono spariti dai radar insieme alle loro battaglie di retroguardia.

In quel luglio l’intento era di mostrare i muscoli contro le Forze dell’ordine, gettarsi in una battaglia per distruggere Genova, l’Italia e se stessi. La morte celebrale di individui che sputano sul seno della madre che li ha allevati. Serpi contro Roma. In quel contesto, tra i manifestanti, erano presenti alcuni dei governanti d’oggi, Alexis Tsipras, leader di Syriza e primo ministro greco, e Pablo Iglesias, segretario del partito spagnolo Podemos. Quelli che per una vita si sono dipinti come vittime del sistema, oggi sono i boia a guardia della struttura, a guardia dell’Europa di Bruxelles quella che schiaccia il loro tanto “amato” proletariato.

Da Genova migriamo a Parma, anno 2010. Una giovane, allora ventenne, mantovana venne attratta nei locali della Rete Antifascista Parmigiana, centro sociale della città ducale, e dopo essere stata drogata venne ripetutamente violentata da più persone. Per questo fatto quattro persone sono agli arresti domiciliari, oltre a questo orrendo misfatto, molti antifascisti locali hanno cercato tramite sms e messaggi su Facebook di tappare la bocca alla ragazza. Tappargli la bocca per non far rilevare agli inquirenti nuovi dettagli arrivando, addirittura, a cercare di far ritrattare completamente la sua versione dei fatti. Il pm Giuseppe Amara ha aperto un nuovo corridoio all’interno dell’inchiesta facendo comparire in aula altre quattro persone con le accuse di estorsione e favoreggiamento. Una modalità d’azione cara a mafiosi, con pratiche di ricatto bieche e vergognose. Uno dei loro ispiratori Peppino Impastato, fondatore di Radio Aut, morto colpito dalla mano di Cosa Nostra per le sue denunce al sistema mafioso italiano, costretto a rigirarsi nella tomba.

Come dimenticare la vile aggressione perorata ai danni di un banchetto elettorale di CasaPound, durante le scorse elezioni comunali tenutesi a Roma, quando un gruppo di cinquanta antifascisti armati di caschi e bastoni aggredì sei militanti del movimento della tartaruga frecciata. Nel corso dell’aggressione restarono feriti un invalido ed una donna. Il ragazzo disabile subì la rottura dello zigomo e venne operato d’urgenza. Il senso di fare politica dei centri sociali è quello di aggredire chi non la pensa come loro, coperti da certe istituzioni che li coccolano e ne chiedono i voti durante le campagne elettorali. Impossibile non citare il caso del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, pappa e ciccia con i militanti di Controllo Popolare. Anche Roberto Saviano ha dovuto ammetterlo via mezzo stampa: “Nel suo comizio riferendosi alle scorse elezioni nel capoluogo campano ha addirittura utilizzato l’immaginario preunitario, ‘Napoli capitale, Gran Ducato di Toscana dietro’. A tutti è sembrata un’ingenuità. Invece de Magitris in questo modo ha parlato ai tifosi, agli ultrà, perché è questo che ha costruito intorno a sé: un appoggio strappato agli ultimi residuali centri sociali, sfruttati come cinghia di trasmissione per il consenso sui social e come perenne propaganda ideologica”.

Per accompagnarvi facendovi immergere nell’ideologia della radicale di sinistra, quella distante mille miglia dai lavoratori, basta ascoltare le parole pronunciate in questi giorni dal deputato di Sel, Arcangelo Sannicandro, inerenti ai tagli degli stipendi dei politici. L’onorevole è arrivato ad affermare “non siamo mica metalmeccanici”. Questo è il quadro. Il loro specchio riflette l’immagine del capitalismo più sfrenato, dell’uomo come numero a difesa dei propri privilegi, capitanati da un individualismo completamente dissoluto. Del resto basta prendere Milano per capire. Un articolo, apparso lo scorso anno, su MilanoPost ci aiuta a farci un’idea su cosa siano realmente i centri sociali: “Frutta agli occupanti riferendosi al Leoncavallo un rispettabile introito, valutato circa 20.000 euro a week-end, rigorosamente in nero, tra pranzi, chupito, aperitivi, concerti, ristorazione e alloggio. Perché il giovane emarginato, il rappomane sfigato, il ‘ggiovane tatuatissimo’, il clandestino, lo studente fuori corso, il giramondo no global consumano. Niente Siae, niente biglietti, niente fatture: si entra con una ‘offerta libera’. Tutto è low cost, ma gli incassi sono da capogiro. Ne sanno qualcosa gli imprenditori della notte del Cantiere, la nave scuola del vandalismo e dell’antagonismo dei black bloc chic, che girano ormai in Mercedes e ostentano Rolex da Costa Smeralda”.

In tutto questo quante attività commerciali distrutte, quanti beni di comuni cittadini dati alle fiamme, da Milano a Palermo, da Roma a Cremona, un via vai di inutilità atte solo alla rovina del patrimonio altrui. Ma alla fine questa gente paga i danni che combina? Quasi mai, le istituzioni soprassiedono, si voltano dall’altra parte chiudendo gli occhi. Chi rompe paga, mi hanno insegnato da bambino, eppure con queste persone non succede mai. Sono una sorta di ente sovranazionale che si muove con logiche astruse, il solo fine quello di punire quelli che i loro padri gli hanno indicato di difendere. Tra sfratti evitati ai clandestini, aggressioni, stile malavitoso nel modo di relazionarsi con il mondo, i centri sociali sono diventati teatranti nel gioco della parti. Non servono a nulla e ci ricordiamo di loro solo quando spaccato tutto, in preda all’isterismo. Per non parlare di quando affrontano incappucciati, come veri codardi, armati di caschi e bastoni le Forze dell’ordine. Quest’ultimi devono essere umiliati, presi a sputi e a botte da gli omuncoli dei centri sociali, nient’altro che figli viziati di papà senza attributi per affrontare una vita onesta e senza conoscere cosa sia il sacrificio. I veri eroi, in tutto questo, sono i carabinieri, i poliziotti e i finanzieri a cui lo Stato non dice nemmeno grazie. Anzi vuole cucirgli sulla divisa un numero identificativo, così da poter essere riconosciuti durante le spietate aggressioni che subiscono e qualora ferissero uno di questi delinquenti, dovrebbero essere riconosciuti e magari puniti o addirittura risarcire il criminale di turno ferito nella colluttazione. Ma vi rendete conto come siamo caduti in basso?

Questa gente deve pagare quando viene arrestata, pagare i danni che ha combinato e deve marcire in galera, imparando in maniera dura ed irreprensibile cosa vuole dire distruggere i beni altrui. Qualcosa che con sacrificio e rinunce la gente per bene ha acquistato e che questi criminali da strapazzo, lo fanno solo per hobby, distruggono senza motivo. Offendono e sputano contro questo Stato che ai livelli più bassi cerca disperatamente di combatterli con le poche forze e i mezzi che ha a disposizione, per inciso Forze dell’ordine e magistratura. Ma ai livelli più alti, in Parlamento, esprime la precisa volontà di non punirli. Dunque mi chiedo perché nessuno ha mai, fino ad ora, varato delle leggi ad hoc per fermare, con il pugno di ferro, questi veri e propri criminali da strapazzo? In troppi sono collusi con gli antifascisti che si credono intoccabili.

di Andrea Pasini, Trezzano.