NON DIMENTICHIAMOCI DEI NONNI

Di Andrea Pasini Trezzano sul Naviglio

“Tutte le leggi sono fatte da vecchi e da uomini. I giovani vogliono le eccezioni, i vecchi le regole”. Johann Wolfgang von Goethe vergò queste parole per esaltare la gioventù d’Europa che sonnecchiava all’indomani della Rivoluzione Francese. Un secolo, quello dell’Ottocento, ricco di stravolgimenti e di idee nuove che delinearono il mondo per arrivare ai giorni nostri. Ma oggi, diversamente da quello che faccio di solito, non voglio parlarvi dei giovani, voglio portarvi nel mondo dei nonni. Uomini e donne che hanno tracciato il nostro percorso, che ci hanno condotto attraverso questo bosco chiamato vita in modo da rendere forti i vecchi sogni. Una società capace, spesso e volentieri, di dimenticarsi dei propri genitori, dei propri avi, abbandonandoli in un centro oppure relegandoli a “cose” inutili nella moltitudine dell’oggi. Per riscoprire un’esistenza lenta ed ineffabile bisogna ritornare alla porta dei nostri vecchi per ascoltare l’eco lontano di una vita rurale.

Qualche giorno fa su internet ho letto uno scritto che interpretava il dialogo tra un nipote ed il nonno: “Un giovane chiese a suo nonno: ‘Nonno come hai potuto vivere prima? Senza tecnologia, senza internet, senza computer, senza droni, senza cellulari, senza Facebook’. Il nonno rispose: ‘Proprio come la tua generazione vive oggi. Senza umanità, senza dignità, senza compassione, senza vergogna, senza onore, senza rispetto, senza personalità, senza carattere, senza educazione, senza amore, senza modestia’”. Parole senza pretese, uno scritto leggero e soave, ma di una verità tremenda. Come un diamante, simile a quello che si incastonò nella mente del Colonnello Kurtz nella pellicola Apocalypse Now, ma senza orrore solo una scossa al cuore. Un rapida e potente scossa al cuore. Ho pensato alla mia infanzia, al mio passato e ad un futuro che voglio donare alla mia progenie immergendola nei principi solenni dell’esistenza. Perché i valori mutano, ma i principi rimangono fissi nell’asfalto dell’eternità.

“Noi, oggi che voi ci chiamate ‘vecchi’ siamo stati benedetti e la nostra vita ne è la prova. Quando dopo la scuola abbiamo fatto i compiti da soli e siamo sempre andati a giocare nei prati fino al tramonto. Abbiamo giocato con amici veri e non amici su internet. Quando avevamo sete bevevamo della fontana e non dalle bottigliette. Non ci siamo mai ammalati ad usare lo stesso bicchiere con i nostri amici. Non siamo mai ingrassati a mangiare pane e salame e pasta tutti i giorni. Non è mai successo nulla ai nostri piedi nonostante camminassimo scalzi. Non abbiamo mai usato integratori per mantenerci sani. Abbiamo creato con le nostre mani i giocattoli e giocato con loro”. Scene che rievocano ricordi, come la madeleine di Proust, un sincero appiglio su cui poggiarsi ogni giorno per trovare la forza e lo spirito. Un corso di sopravvivenza davanti alla realtà cannibale di questo tempo. Immersi in un mondo dove anche le elucubrazioni della serie tv Black Mirror potranno, un giorno, essere superate perché la realtà scavalca di sovente la fantasia. Con buona pace di Asimov.

“I nostri genitori non erano ricchi, ma ci hanno dato tanto amore ed insegnato l’educazione e il rispetto e non ci facevano giocare con i videogiochi per tenerci buoni. Non abbiamo mai avuto cellulari, dvd, computer, videogiochi, Xbox ma abbiamo avuto tanti veri amici. Abbiamo visitato la casa dei nostri amici senza essere stati invitati e ci siamo goduti pane e olio per merenda”. Riscoprire il sentimento pedagogico del gioco, della crescita attraverso l’incontro e, a volte, lo scontro con gli altri in modo da rendersi conto di essere ancora vivi. Senza paturnie, senza ansie, senza patemi d’animo. Tornare alla terra, non soltanto in una cassa da morto, ma donandoci verso la naturalezza dei momenti che ci circondano. “I membri adulti della famiglia vivevano nelle vicinanze per godersi il tempo tra loro. Potremmo essere stati fotografi in bianco e nero, ma troviamo ricordi molto colorati in quelle foto. Siamo una generazione unica e più completa perché siamo l’ultima generazione che ha ascoltato e rispettato i propri genitori. Ed anche la prima che ha saputo ascoltare il propri figli. Siamo una edizione limitata. Godeteci e fatene tesoro dei nostri insegnamenti”. Torniamo a Tolkien: “Le radici profonde non gelano”. In un’epoca malata, dove tutto corre, non c’è spazio se non per le nostre paturnie ritorniamo a vedere il globo con lo sguardo vetusto, ma ineguagliabile, dei nostri padri, dei nostri nonni.

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